Da marzo abbiamo pubblicato ogni due settimane un’analisi basata su dati ufficiali europei, su tre temi: finanza d’impresa, ESG e sostenibilità, digitale e intelligenza artificiale. Questo articolo raccoglie i principali indicatori in un unico quadro, per confrontare le imprese italiane con la media dell’Unione.
Per ogni indicatore la tabella riporta un giudizio sintetico: meglio, peggio o in linea (differenza inferiore al 5% del valore europeo). Per il debito, l’intensità energetica e le emissioni un valore più basso è considerato migliore. Sui 13 indicatori, l’Italia fa meglio della media UE in 8 e peggio in 5.
| Area | Indicatore | Anno | Italia | UE-27 | Giudizio |
|---|---|---|---|---|---|
| Digitale e AI | Imprese che acquistano servizi cloud | 2025 | 75,6% | 52,7% | meglio |
| Digitale e AI | PMI con intensità digitale almeno di base | 2025 | 79,5% | 71,4% | meglio |
| Digitale e AI | Imprese che usano l’intelligenza artificiale | 2025 | 16,4% | 20,0% | peggio |
| Digitale e AI | Imprese con vendite elettroniche | 2025 | 20,1% | 23,6% | peggio |
| Digitale e AI | Imprese con almeno 7 misure di sicurezza ICT | 2024 | 32,2% | 38,5% | peggio |
| Digitale e AI | Spesa in R&S delle imprese, % del PIL | 2024 | 0,79% | 1,49% | peggio |
| Finanza d’impresa | Tasso di investimento delle società non finanziarie | 2025 | 24,9% | 22,6% | meglio |
| Finanza d’impresa | Quota di profitto delle società non finanziarie | 2025 | 43,3% | 40,1% | meglio |
| Finanza d’impresa | Debito delle imprese, % del PIL (più basso = meno vulnerabile) | 2024 | 55,9% | 71,5% | meglio |
| Finanza d’impresa | Tasso di natalità delle imprese | 2023 | 7,8% | 10,5% | peggio |
| ESG e sostenibilità | Intensità energetica (kg petrolio eq. per 1.000 € PIL, PPS) | 2024 | 61,8 | 74,0 | meglio |
| ESG e sostenibilità | Gas serra per euro di valore aggiunto (grammi) | 2023 | 171 | 197 | meglio |
| ESG e sostenibilità | Tasso di utilizzo circolare dei materiali | 2024 | 21,6% | 12,2% | meglio |
Sostenibilità: il punto di forza
Nell’area ESG l’Italia fa meglio della media europea in tutti e tre gli indicatori: consuma meno energia per unità di PIL (61,8 contro 74,0 kg di petrolio equivalente), emette meno gas serra per euro di valore aggiunto (171 contro 197 grammi) e ricava dal riciclo una quota di materiali quasi doppia (21,6% contro 12,2%).
Per le imprese è un vantaggio da documentare: banche, clienti e investitori chiedono sempre più spesso dati misurabili sulle prestazioni ambientali, e chi parte da una posizione migliore ha interesse a rendicontarla.
Finanza: imprese solide, poco ricambio
Sul piano finanziario le società non finanziarie italiane investono una quota del valore aggiunto più alta della media (24,9% contro 22,6%), hanno una quota di profitto più elevata (43,3% contro 40,1%) e un debito più basso in rapporto al PIL (55,9% contro 71,5%).
Il punto debole è il ricambio: nascono 7,8 imprese ogni 100 attive, contro 10,5 nella media europea. Un tessuto produttivo stabile, ma che si rinnova lentamente.
Digitale: diffuso ma poco avanzato
Nel digitale il quadro è a due velocità. Le tecnologie di base sono più diffuse che in Europa: il cloud (75,6% contro 52,7%) e l’intensità digitale di base delle PMI (79,5% contro 71,4%). Restano invece indietro le vendite online, la sicurezza informatica avanzata e soprattutto la ricerca: la spesa in R&S delle imprese è lo 0,79% del PIL, circa la metà della media europea.
L’intelligenza artificiale è il fronte che si muove più in fretta. Nel 2025 la usa il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti, contro il 20,0% della media UE; un anno prima erano l’8,2%, quindi la quota è raddoppiata. La distanza dall’Europa si è ridotta da 5,3 a 3,6 punti, e tra le piccole imprese è di circa tre punti (14,2% contro 17,0%).
Che cosa significa per la governance
Il quadro suggerisce tre priorità per chi guida un’impresa: usare la solidità finanziaria per investire in ricerca, sicurezza informatica e intelligenza artificiale, dove il ritardo è più ampio; misurare e rendicontare le prestazioni ambientali, che sono un punto di forza; integrare questi temi nella pianificazione finanziaria e nel sistema di controllo dei rischi. Continueremo a seguire questi indicatori, aggiornandoli man mano che Eurostat pubblica nuovi dati.
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