Il tasso di utilizzo circolare dei materiali misura quanta parte dei materiali usati da un’economia proviene dal riciclo di rifiuti, invece che da nuove estrazioni o importazioni. È uno degli indicatori chiave del quadro europeo di monitoraggio dell’economia circolare.
Nel 2024 in Italia il tasso è stato del 21,6%, contro il 12,2% della media europea. L’Italia è 3ª su 27 Paesi, dopo Paesi Bassi (32,7%), Belgio (22,7%).
Un primato costruito in quindici anni
Nel 2010 l’Italia era in linea con la media europea: 11,3% contro 10,7%. Da allora il tasso italiano è quasi raddoppiato, mentre quello europeo è cresciuto di appena un punto e mezzo. Germania e Francia sono rispettivamente al 14,8% e al 17,8%, la Spagna è scesa al 7,4%.
Il risultato riflette la tradizione italiana nel recupero di metalli, carta e altri materiali, legata a un’industria manifatturiera povera di materie prime proprie. L’Unione si è data l’obiettivo di raddoppiare il tasso medio entro il 2030: per l’Europa nel suo insieme resta un traguardo lontano.
Un vantaggio da rendicontare
Per le imprese la circolarità è anche un fattore di costo e di rischio: usare materiali riciclati riduce la dipendenza dalle materie prime importate e dalla volatilità dei loro prezzi. È inoltre uno dei temi ambientali previsti dagli standard europei di rendicontazione di sostenibilità, che dedicano uno specifico standard all’uso delle risorse e all’economia circolare.
Quanto è preparata la tua impresa?
Fai il test gratuito di governance finanziaria e ESG — 5 minuti, risultato immediato.
Fai il test →