Articoli · 15 Marzo 2026

Export italiano: numeri, trend e opportunità per le PMI nel 2026

Export italiano 2019–2025 (miliardi di euro)
Fonte: elaborazione Troisi Ricerche su dati ISTAT-ICE

L’Italia ha chiuso il 2024 con un dato che consolida una tendenza ormai strutturale: 626 miliardi di euro di esportazioni, secondo le rilevazioni ISTAT. Un incremento superiore al 30% rispetto ai livelli pre-pandemia del 2019, quando il valore complessivo dell’export si attestava intorno ai 476 miliardi. Non si tratta di un rimbalzo congiunturale, ma di una trasformazione profonda del tessuto produttivo italiano, che ha saputo riposizionarsi su mercati ad alto valore aggiunto.

Il dato diventa ancora più significativo se letto nel contesto europeo. L’Italia si conferma ottava potenza esportatrice al mondo e terza nell’Unione Europea dopo Germania e Paesi Bassi, superando la Francia per volume complessivo di merci esportate. Eppure, dietro questo successo macro si nasconde un paradosso che rappresenta al tempo stesso il principale problema e la più grande opportunità del sistema produttivo nazionale.

Il paradosso delle PMI italiane

Su oltre 4,4 milioni di imprese attive in Italia, solo circa 220.000 esportano con continuità. Il dato, elaborato dall’Agenzia ICE su base ISTAT, rivela che appena il 5% del tessuto imprenditoriale italiano partecipa attivamente ai mercati internazionali. Il restante 95% opera esclusivamente sul mercato domestico, spesso per mancanza di competenze, risorse o semplicemente per una percezione errata della complessità del processo di internazionalizzazione.

Questo gap rappresenta un potenziale enorme. Se anche solo il 2-3% delle imprese oggi non esportatrici avviasse un percorso strutturato di internazionalizzazione, l’impatto sul PIL nazionale sarebbe misurabile in decine di miliardi di euro aggiuntivi. Come osserva il prof. Andrea Troisi, fondatore di Troisi Ricerche e fornitore accreditato MISE per i servizi di TEM digitale: «Le PMI italiane hanno prodotti competitivi a livello globale. Ciò che manca, nella maggior parte dei casi, non è la qualità del prodotto ma la capacità di portarlo sui mercati giusti con una strategia data-driven».

I mercati che trainano la crescita

L’analisi dei flussi commerciali mostra una duplice dinamica. Da un lato, i mercati tradizionali europei — Germania, Francia, Spagna — continuano a rappresentare oltre il 50% dell’export totale, beneficiando del mercato unico e dell’assenza di barriere tariffarie. Dall’altro, la crescita più rapida si registra sui mercati extra-UE, in particolare Stati Uniti (+18% nel biennio 2023-2024), Emirati Arabi, e i paesi dell’area CPTPP (Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership).

Gli Stati Uniti rappresentano oggi il primo mercato di destinazione extra-UE per l’export italiano, con un valore complessivo che ha superato i 60 miliardi di euro. L’agroalimentare made in Italy, in particolare, registra tassi di crescita a doppia cifra sul mercato americano, trainato dalla domanda di prodotti premium e dalla crescente attenzione alla qualità alimentare.

L’export digitale come acceleratore

Una delle tendenze più significative degli ultimi anni è l’esplosione dell’export digitale. Secondo i dati dell’Osservatorio Export Digitale del Politecnico di Milano, le vendite online B2C di prodotti italiani all’estero hanno raggiunto i 18,7 miliardi di euro nel 2024, con una crescita del 12% su base annua. I marketplace internazionali — Amazon, Alibaba, eBay — fungono da rampa di lancio per migliaia di PMI che, senza investimenti infrastrutturali significativi, possono testare la domanda estera e costruire gradualmente una presenza internazionale.

Troisi Ricerche, nell’ambito dei servizi di consulenza per l’internazionalizzazione, ha sviluppato un approccio specifico all’export digitale che integra analisi statistica dei mercati, ottimizzazione dei listing su marketplace e strategie di digital marketing multilingua. «L’export digitale ha abbassato drasticamente la soglia di ingresso nei mercati esteri», spiega il prof. Troisi. «Ma senza dati e senza strategia, il rischio è disperdere risorse su mercati poco promettenti».

Le agevolazioni che cambiano il gioco

Il sistema italiano di incentivi all’internazionalizzazione è oggi più articolato e accessibile che in passato. Il voucher export digitale del MISE, erogato periodicamente tramite Invitalia, offre fino a 20.000 euro a fondo perduto per servizi di Temporary Export Manager con competenze digitali. Le imprese scelgono un fornitore dall’albo dei soggetti accreditati — un elenco che include realtà come Troisi Ricerche, iscritte e verificate ad ogni ciclo di bando.

A questo si aggiungono i finanziamenti SIMEST (gruppo CDP) per l’inserimento sui mercati esteri, i PIA turismo e industriale a livello regionale, e i voucher delle Camere di Commercio per fiere, certificazioni e missioni commerciali. L’insieme di questi strumenti può coprire una quota significativa — in molti casi la totalità — dei costi di avvio di un percorso di internazionalizzazione.

Cosa significa per le PMI nel 2026

Il contesto attuale presenta una finestra di opportunità particolarmente favorevole per le PMI italiane che intendono avviare o accelerare il proprio percorso di internazionalizzazione. I fondamentali sono solidi: la domanda globale di prodotti italiani è in crescita strutturale, gli strumenti digitali hanno ridotto le barriere all’ingresso, e il sistema di agevolazioni pubbliche è il più ricco degli ultimi vent’anni.

Tuttavia, l’opportunità non è priva di rischi. L’instabilità geopolitica, le tensioni commerciali tra blocchi economici, l’evoluzione dei dazi (con le recenti revisioni tariffarie USA che impattano specifici settori) e la complessità normativa dei mercati emergenti richiedono un approccio professionale e strutturato. L’improvvisazione, nell’export, è il primo fattore di fallimento.

L’approccio di Troisi Ricerche

L’esperienza maturata da Troisi Ricerche in missioni commerciali su tre continenti — dal Cile agli Stati Uniti, dal Brasile al Medio Oriente — conferma che il fattore discriminante tra successo e fallimento nell’internazionalizzazione non è la dimensione dell’impresa, ma la qualità dell’analisi e della strategia. Un’impresa con 10 dipendenti e un prodotto eccellente, supportata da dati solidi e da un TEM competente, ha oggi le stesse probabilità di successo di un’azienda dieci volte più grande che procede per tentativi.

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prof. Andrea Troisi
Troisi Ricerche

Istituto di ricerca accreditato MIUR dal 2006. Specializzato in governance finanziaria, ESG, customer satisfaction e metodologie di ricerca applicate. Scopri i servizi →

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