I conti delle emissioni atmosferiche attribuiscono i gas serra alle attività economiche che li producono, secondo la stessa classificazione usata per il PIL. Rapportando le emissioni al valore aggiunto si ottiene l’intensità emissiva: quanti grammi di gas serra, espressi in CO2 equivalente, servono per produrre un euro di ricchezza.
Nel 2023 l’economia italiana ha emesso 171 grammi di gas serra per euro di valore aggiunto, contro 197 della media europea. L’Italia è 9ª su 27 Paesi per minore intensità; i valori più bassi sono quelli di Svezia (91 g), Lussemburgo (126 g), Francia (134 g).
Un calo continuo
In Italia l’intensità è scesa da 230 grammi per euro nel 2013 a 171 nel 2023; nella media europea da 292 a 197. L’Europa, partita da un livello più alto, ha ridotto le emissioni per euro più rapidamente, e la distanza dall’Italia si è ristretta.
Il calo riflette sia la riduzione delle emissioni, soprattutto nella produzione di energia elettrica, sia la crescita del valore aggiunto dei servizi, che emettono poco.
Dove si concentrano
L’intensità varia moltissimo tra settori. Nella produzione di energia elettrica e gas l’Italia emette 3.565 grammi per euro (UE: 4.380), nell’agricoltura 1.328 (UE: 2.110), nella manifattura 303, in linea con l’Europa. Tra i settori più emissivi, in due l’Italia è sopra la media europea: estrazione (1.796 contro 1.550) e acqua e rifiuti (1.372 contro 1.175).
Per le imprese dei settori più emissivi la misura della propria intensità è il primo passo di un piano di decarbonizzazione credibile, sempre più richiesto da banche, clienti e investitori.
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