Le vendite elettroniche comprendono sia gli ordini ricevuti tramite siti, app e marketplace, sia gli scambi automatici di dati tra sistemi aziendali (EDI). Eurostat le misura ogni anno; i dati della rilevazione 2025 si riferiscono alle vendite realizzate nel 2024.
In Italia vende online il 20,1% delle imprese con almeno 10 addetti, contro il 23,6% della media europea. L’Italia è 20ª su 27 Paesi; guidano Lituania (43,0%), Danimarca (38,8%), Svezia (36,7%).
Dieci anni di crescita
Dieci anni fa le imprese italiane che vendevano online erano circa la metà della media europea: 10,0% contro 18,9%. Da allora la quota italiana è raddoppiata, mentre quella europea è cresciuta di circa cinque punti. La distanza si è ridotta a 3,5 punti.
Anche il peso sul fatturato è salito: le vendite elettroniche valgono il 15,7% del fatturato delle imprese italiane, contro il 9,2% del 2015; nella media europea il 19,5%.
Marketplace più del sito proprio
Una particolarità italiana riguarda i canali delle vendite via web. Le imprese che vendono attraverso i marketplace sono l’11,5%, più della media europea (9,3%); quelle che vendono dal proprio sito o dalla propria app sono il 12,9%, meno che in Europa (17,7%).
Il 8,5% delle imprese vende online in altri Paesi dell’Unione e il 5,9% nel resto del mondo, in linea o sopra la media europea. Per molte PMI il digitale è quindi già un canale di internazionalizzazione.
Margini e dipendenza dalle piattaforme
Vendere sui marketplace abbassa le barriere di ingresso, ma sposta una parte del margine e dei dati sui clienti verso la piattaforma. Per la governance finanziaria conta misurare la redditività per canale e decidere quanto investire in un canale proprio.
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