La spesa in ricerca e sviluppo delle imprese è uno degli indicatori più usati per misurare la capacità di innovare di un sistema produttivo. Comprende la ricerca svolta all’interno delle imprese, con personale proprio o acquistata, per sviluppare nuovi prodotti, processi e tecnologie.
Nel 2024 in Italia le imprese hanno speso in ricerca e sviluppo 17,4 miliardi di euro, pari allo 0,79% del PIL. La media europea è dell’1,49%. L’Italia è 18ª su 27 Paesi; guidano Svezia (2,61%), Belgio (2,43%), Austria (2,25%).
Un divario stabile
Il dato italiano era dello 0,75% nel 2014, è salito fino allo 0,93% nel 2020 e da allora è sceso allo 0,79%. Nella media europea il valore è rimasto tra l’1,3 e l’1,5%. La distanza dall’Europa è quindi rimasta ampia per tutto il decennio.
Considerando tutti i settori, pubblico e università compresi, l’Italia investe in ricerca l’1,38% del PIL, contro il 2,24% dell’Unione. L’obiettivo europeo del 3% resta lontano per entrambi.
Chi fa ricerca in Italia
Delle risorse complessive destinate alla ricerca in Italia nel 2024 (30,4 miliardi di euro), le imprese ne spendono il 57,1%, le università il 25,8% e gli enti pubblici il 15,3%. Nella media europea la quota delle imprese è più alta (66,5%).
Per un’impresa la ricerca non è solo un costo da ridurre: è un investimento che va programmato, finanziato e misurato. Crediti d’imposta, bandi e strumenti di finanza agevolata ne riducono il costo, ma richiedono una pianificazione e una rendicontazione rigorose.
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