La quota di energia rinnovabile misura quanta parte del consumo finale lordo di energia di un Paese è coperta da fonti rinnovabili: solare, eolico, idroelettrico, geotermia, biomasse, pompe di calore e biocarburanti. È l’indicatore su cui si misura l’obiettivo europeo per il 2030, fissato al 42,5% per l’Unione nel suo insieme.
Secondo i dati provvisori Eurostat, nel 2025 in Italia la quota è stata del 20,5%, contro il 26,2% della media UE. L’Italia è 19ª su 27 Paesi.
Diciannovesima in Europa
In testa alla classifica ci sono Svezia (65,4%), Finlandia (53,0%) e Danimarca (48,2%). Le quote più basse sono quelle di Belgio (14,9%), Slovacchia (16,3%) e Irlanda (17,2%). Tra i grandi Paesi la Spagna è al 26,0%, Germania e Francia al 23,9%; l’Italia è subito dopo Cipro (21,5%) e davanti al Lussemburgo (20,2%).
Dal 2013 il divario si allarga
Nel 2004 le rinnovabili coprivano il 6,3% dei consumi italiani e il 9,6% di quelli europei. Nel decennio successivo l’Italia è cresciuta più in fretta e nel 2013 ha raggiunto la media UE: 16,7% in entrambi i casi.
Da allora le strade si sono separate. Tra il 2014 e il 2025 la quota italiana è passata dal 17,1% al 20,5% (+3,4 punti), quella europea dal 17,4% al 26,2% (+8,8 punti). Il dato italiano del 2020 (20,4%) è un picco isolato: nel 2021 la quota è scesa al 18,9%; il valore del 2025 è il più alto della serie dal 2004, ma è ancora provvisorio.
Elettricità, calore, trasporti
Il ritardo non è uguale in tutti i settori. Nell’elettricità le rinnovabili coprono in Italia il 43,5% dei consumi nel 2025 (UE 49,9%), in crescita dal 40,7% del 2024: l’Italia è 15ª su 27. Nel riscaldamento e raffrescamento la quota italiana è del 20,2% nel 2024, contro il 26,7% europeo, e la posizione scende al 22° posto. Nei trasporti il divario è minimo: 10,0% contro 11,2% nel 2024, 12° posto.
Il calore è quindi l’ambito in cui la posizione italiana in classifica è più bassa, ed è anche quello in cui la quota è rimasta più ferma: era il 19,9% nel 2022 ed è il 20,2% nel 2024.
| Quota di rinnovabili (%) | Italia | UE-27 | Posizione Italia |
|---|---|---|---|
| Totale, 2025 (provvisorio) | 20,5 | 26,2 | 19ª su 27 |
| Elettricità, 2025 (provvisorio) | 43,5 | 49,9 | 15ª su 27 |
| Riscaldamento e raffrescamento, 2024 | 20,2 | 26,7 | 22ª su 27 |
| Trasporti, 2024 | 10,0 | 11,2 | 12ª su 27 |
Cosa significa per governance e controllo di gestione
Per un’impresa la quota di rinnovabili nei propri consumi è un dato da misurare, non solo da dichiarare. Il mix energetico incide sul costo dell’energia e sulla sua variabilità, e per le imprese che rendicontano secondo gli standard europei di sostenibilità (ESRS) il principio E1 sul cambiamento climatico chiede di indicare consumi energetici e mix, compresa la parte da fonti rinnovabili.
I dati nazionali suggeriscono dove guardare: oltre all’elettricità, dove contratti e autoproduzione sono le leve più note, il calore usato nei processi e negli edifici, dove l’Italia ha la posizione più bassa tra i tre settori. Separare nel controllo di gestione i consumi per vettore (elettricità, calore, carburanti) è il primo passo per sapere quale quota si sta davvero migliorando.
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