Articoli · 15 Marzo 2026

Dove esportare: Europa, USA e mercati emergenti a confronto

Top 10 mercati di destinazione dell’export italiano (mld €, 2024)
Fonte: elaborazione Troisi Ricerche su dati ISTAT 2024

La scelta del mercato di destinazione è la decisione più critica dell’intero processo di internazionalizzazione. Un prodotto eccellente posizionato nel mercato sbagliato è destinato a generare perdite; un prodotto medio nel mercato giusto può invece costruire una posizione competitiva solida e duratura. Eppure, la maggior parte delle PMI italiane seleziona i propri mercati esteri sulla base di criteri approssimativi: un contatto casuale a una fiera, la richiesta di un buyer, l’intuizione del titolare.

L’analisi dei dati racconta una storia più articolata e offre indicazioni operative precise. L’export italiano nel 2024 si distribuisce su una geografia che riflette tanto la prossimità logistica e culturale quanto la capacità di penetrazione in mercati ad alto valore aggiunto.

L’Europa: il mercato domestico allargato

I paesi dell’Unione Europea assorbono circa il 53% dell’export italiano totale, per un valore complessivo superiore ai 330 miliardi di euro. La Germania si conferma primo partner commerciale con oltre 77 miliardi, seguita da Francia (60 miliardi), Spagna (32 miliardi) e Paesi Bassi (16 miliardi, largamente un hub di riesportazione). L’assenza di barriere tariffarie, la moneta unica e l’armonizzazione normativa rendono il mercato europeo la destinazione naturale per qualsiasi PMI al primo tentativo di internazionalizzazione.

Tuttavia, l’Europa presenta anche limiti strutturali. La crescita economica dell’area euro è tra le più basse del mondo avanzato — la Commissione Europea prevede un +1,3% per il 2026 — e la concorrenza intra-europea è intensa. Per molte PMI italiane, il mercato europeo è già saturo o presenta margini compressi dalla competizione di prezzo con produttori dell’Europa orientale.

Gli Stati Uniti: il grande attrattore

Gli USA rappresentano il primo mercato extra-UE per l’Italia, con un valore che ha superato i 62 miliardi di euro nel 2024, in crescita del 18% rispetto al 2022. Il mercato americano è particolarmente ricettivo per il made in Italy nei settori agroalimentare, moda, arredamento e meccanica di precisione. Il consumatore americano associa l’Italia a qualità, autenticità e design — un posizionamento premium che consente margini superiori rispetto alla media europea.

Troisi Ricerche ha accompagnato l’azienda Hammer in una missione commerciale a New York, utilizzando il voucher export digitale MISE per finanziare i servizi di TEM. L’esperienza conferma che il mercato americano, pur complesso dal punto di vista normativo (FDA, certificazioni UL, normative statali), è accessibile alle PMI italiane a patto di disporre di una strategia chiara e di un supporto professionale.

Il prof. Andrea Troisi sottolinea: «Gli Stati Uniti sono il mercato dove il premium price del made in Italy si esprime al massimo. Ma è anche un mercato dove l’improvvisazione viene punita duramente: i costi di ingresso sono elevati e gli errori costano caro. L’analisi preventiva non è un optional, è una necessità».

Sud America: il potenziale sottovalutato

L’America Latina rappresenta una frontiera spesso trascurata dalle PMI italiane, ma con un potenziale significativo. Il Brasile, pur gravato da dazi tra i più alti al mondo (fino al 35% sul tessile), è la più grande economia della regione con 215 milioni di consumatori e una classe media in espansione. Il Cile offre un quadro radicalmente diverso: l’accordo di libero scambio UE-Cile garantisce dazio zero sulla quasi totalità dei prodotti, rendendolo una porta d’ingresso privilegiata per il mercato latinoamericano.

Troisi Ricerche ha condotto missioni commerciali sia a Santiago del Cile (per Hammer) che a Rio de Janeiro (per Mastermach), sperimentando sul campo le differenze operative tra i due mercati. Il Cile si distingue per la stabilità istituzionale, la trasparenza normativa e l’apertura commerciale; il Brasile offre volumi superiori ma richiede una struttura logistica e un supporto legale più articolati.

Medio Oriente e Nord Africa: la nuova frontiera

I paesi del Golfo — in particolare gli Emirati Arabi Uniti — registrano una domanda crescente di prodotti italiani, soprattutto nell’agroalimentare, nell’arredamento e nella moda. Dubai funge da hub commerciale per l’intera regione MENA, con un’infrastruttura logistica di livello mondiale e zone franche che offrono vantaggi fiscali significativi. Il dazio standard è del 5% su quasi tutte le merci, tra i più bassi al mondo.

Il Marocco, collegato all’UE da un accordo di associazione che prevede la progressiva eliminazione dei dazi sui prodotti industriali, rappresenta un mercato di frontiera particolarmente interessante per le PMI del settore agroalimentare e manifatturiero. Troisi Ricerche ha condotto missioni per Imiel sia a Dubai che in Marocco e Albania, costruendo reti commerciali operative.

Il Regno Unito post-Brexit

Dopo l’uscita dall’UE, il Regno Unito ha firmato l’accordo TCA (Trade and Cooperation Agreement) che garantisce dazio zero sulle merci di origine UE, ma introduce nuovi adempimenti burocratici: certificati di origine, dichiarazioni doganali, controlli sanitari e fitosanitari. Per le PMI italiane che esportavano nel Regno Unito prima del 2021, il post-Brexit ha significato un aumento della complessità operativa senza variazione tariffaria.

Troisi Ricerche ha supportato Granonero nell’adeguamento delle procedure di export al nuovo quadro normativo britannico, integrando export digitale su marketplace UK e compliance post-Brexit.

Come scegliere il mercato giusto: l’approccio data-driven

La selezione del mercato target non dovrebbe mai basarsi su una singola variabile — dimensione del mercato, prossimità geografica, facilità normativa. L’approccio di Troisi Ricerche prevede un’analisi multifattoriale che incrocia domanda specifica per il prodotto, barriere tariffarie e non tariffarie, intensità competitiva, costo di ingresso e potenziale di margine. Questo modello quantitativo, sviluppato internamente e applicato in decine di progetti, riduce significativamente il rischio di investire su mercati dove il rapporto costi/benefici è sfavorevole.

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prof. Andrea Troisi
Troisi Ricerche

Istituto di ricerca accreditato MIUR dal 2006. Specializzato in governance finanziaria, ESG, customer satisfaction e metodologie di ricerca applicate. Scopri i servizi →

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